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35 anni fa moriva Marvin Gaye

Il primo aprile 1984 Marvi Gaye veniva ucciso dal padre con due colpi di pistola dopo un litigio. Ma il suo turbolento rapporto famigliare era solo una delle facce della medaglia: sesso, droga, depressione e quel tocco magico che scombinò le carte della musica

Per essere stato un simbolo della black music, Marvin Gaye ha vissuto un’esistenza molto rock’n’roll. Molto turbolenta (tanto sesso, droghe, tradimenti, depressioni, fallimenti professionali e rinascite) da vivere in un epilogo che nemmeno il più crudele dei registi avrebbe potuto immaginare: ucciso dal proprio padre. La mattina del primo aprile di 35 anni fa, giusto un giorno prima del suo quarantacinquesimo compleanno Marvin Gaye, litigò per l’ennesima volta con suo padre che gli sparò con la pistola che lo stesso cantante gli aveva regalato qualche mese prima. Morì prima di raggiungere l’ospedale.
Gaye era stato un pioniere della soul music moderna. Si era ribellato alle regole imposte dal fondatore della Tamla Motown, che non voleva nessun tipo di impegno politico e sociale all’interno delle canzoni. E che non voleva in nessun modo pubblicare l’album What’s Going On (1971), che divenne invece il disco spartiacque di un’intera epoca.
Quando Gordy si ostinava a rifiutare la sua musica, Gaye rispondeva richiamando la sua fede vissuta come un’ossessione: “È Dio stesso che sta scrivendo il disco”.
Con queste canzoni (Inner City Blues, Mercy Mercy Me, Save the Children, Godi is Love) la musica nera entrò in una nuova era. In Mercy Mercy Me comparve la parola ‘ecologia’ e fu una rivoluzione. La musica nera entrò in pieno  nella cultura del cambiamento e nelle case di milioni di bianchi, aprendo di fatto un’epoca totalmente nuova e ribaltando le gerarchie discografiche e sociali.
Marvin Gaye non lasciò alcun testamento: aveva debiti con il fisco per milioni di dollari. Nel 1990, dopo un iniziale rifiuto e una massiccia raccolta di firme, è stata assegnata una stella nella Walk of Fame di Hollywood.

Fonte: www.repubblica.it – Autore: Andrea Silenzi